domenica 21 ottobre 2018
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“La memoria si fa impegno”, al contest di Libera Atripalda il giornalista Sandro Ruotolo chiede: «Vogliamo conoscere la verità sull’uccisione di Pasquale Campanello». FOTO

Pubblicato in data: 8/2/2018 alle ore:15:52 • Categoria: CronacaStampa Articolo

«Vogliamo conoscere la verità sull’uccisione di Pasquale Campanello». A 25 anni dall’omicidio del sovrintendente capo della Polizia penitenziaria in servizio al carcere di Poggioreale di Napoli, che ricorre oggi, è il giornalista Rai Sandro Rutolo, che vive sotto scorta per le minacce ricevute dal clan Zagaria, che chiedere ad alta voce di voler sapere la verità su quell’otto febbraio del 1993 assassinato davanti la propria abitazione a Mercogliano.
L’occasione è “La memoria si fa impegno”, il contest fotografico organizzato da Libera Atripalda per ricordare i 25 anni dall’omicidio di Pasquale Campanello. L’iniziativa si è svolta ad Atripalda presso il Centro Servizi in via San Lorenzo. Nella mattinata la visita delle scolaresche. In serata il dibattito con Sandro Ruotolo e don Tonino Palmese. Nel sottofondo della grande sala dove sono esposto le foto riecheggiavano i nomi delle vittime innocenti di mafia.
In sala il sindaco, il deputato Valentina Paris e le autorità militari.
«La morte di Pasquale è una ferita aperta e non chiusa – esordisce così il giornalista nel suo intervento -. Non siamo contenti per nulla. La settimana scorsa siamo stati a Capaci per piantare gli alberi nel giardino dei giusti. Noi vogliamo sapere la verità. Perché è stato ucciso Pasquale Campanello. Lo Stato lo ha riconosciuto come vittima del dovere perché era una persona perbene. Però dobbiamo entrare in quegli anni, il 1993, l’8 febbraio. gli anni terribili della nostra democrazia. Il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica con cosa nostra che stava cambiando gli interlocutori politici. Quindi l’omicidio di Pasquale Campanello va ricollocato in quel quadro terribile con la trattativa Stato-Mafia a Palermo. Pasquale come suo lavoro stava nel padiglione Venezia del Carcere di Poggioreale, il padiglione del 41 bis. Quando viene ucciso i camorristi del padiglione 41 bis brindano. E dodici giorni dopo la sua morte viene revocato il 41 bis, il ministro Conso di allora. E i camorristi portano a casa questo risultato. Per questo è importante questo premio: non solo per la famiglia ma per tutti noi che abbiamo diritto di conoscere la verità storica non solo quella giudiziaria. Una persona perbene. Noi stiamo qui come impegno perché dobbiamo tutti lavorare. Pensiamo che nel 2017 ben 22 consigli comunali sono stati sciolti per mafia. Quindi oggi credo che sia importante ricordare Pasquale perché vogliamo sapere perché è stato ucciso».
A concludere il confronto invece è stato Don Tonino Palmese, il parroco da anni referente regionale di Libera che evidenzia un paradosso: «ci sono tanti vivi che puzzano di morti e tanti morti e le loro memorie che profumano di vita. Tante memorie che ti spingono a domandarci: tu da che parte stai?
Questa sera ci siamo confrontati con tanti pezzi di impegno che giustificano la memoria.
Nei nostri territori, Napoli e la sua periferia, c’è tanta nostalgia del faraone. Che dava più garanzie della fatica della democrazia.  Ragazzi che dicono qui che Pasquale e altri non sono morti invano hanno la bellezza dell’innocenza. Le mafie uccidono soprattutto la normalità. Dobbiamo sempre più stare visino a questi appuntamenti per ricordare non solo Pasquale, ma anche Silvia Ruotolo o Giancarlo Siani. Oggi sono stanco perché c’è ancora la mafia e una struttura mafiosa. Concludo con un invito alla speranza, con una frase di Caselli: se sono stati uccisi forse perché noi non siamo stati abbastanza vivi. Per nove ragazzi su dieci la prima stazione educativa è il carcere, allora vuol dire che se loro sono stati uccisi noi non siamo stati vivi. Dov’era la famiglia, la società e la chiesa?».
Ad introdurre il dibattito il referente di Libera Atripalda Antonio Di Gisi: «Questa mostra è stata ideata perché ricorre un giorno di fondamentale importanza per Pasquale, per i suoi familiari e anche per noi, attivisti di Libera. Questo contest fotografico ricade infatti nel venticinquesimo anniversario dall’omicidio Campanello, è per questo che abbiamo cercato la collaborazione della comunità invitandola a partecipare ad un contest fotografico che mostrasse l’impegno che ciascuno di noi svolge quotidianamente, nelle forme più disparate. Necessitava però di un momento in cui queste foto venissero mostrate al pubblico, ma soprattutto di un momento in cui ci fosse un confronto pubblico su quanto fatto in questi venticinque anni e quanto ancora c’è da fare per lasciare accesa la luce della memoria di Pasquale».
Impegno e memoria sono facce della stessa medaglia per la vedova di Campanello, la signora Antonietta: «Per noi Libera è una famiglia e don Tonino Palmese è il papà. Oggi vogliamo premiare l’impegno che con la memoria camminano di pari passo. Sono facce della stesa medaglia. Premiare l’impegno in ricordo di Pasquale che ha dato la vita. Un premio grande lo darei a questi ragazzi – e si commuove -. Ho sempre raccontato di come sono finito in questa bella famiglia. Un percorso difficile. Ogni volta che parlo di Pasquale nelle scuole faccio un grande sforzo, ma l’impegno deve continuare soprattutto per le nuove generazioni. Lo dobbiamo fare perché non è solo il Paese dei disonesti e malavitosi, ma anche degli onesti che fanno il loro dovere ogni giorno, così come faceva Pasquale. Il merito che a distanza di 25 anni dalla scomparsa di Pasquale continuiamo a parlare di lui è di tutti questi ragazzi, di Antonio. Non è un caso che stiamo qui stasera. Questi riconoscimenti non possono lenire il dolore che ci portiamo dentro. La richiesta che parte oggi è la speranza che tutti noi possiamo contribuire affinché non capiti più quello che è successo a noi».
Emilia Noviello, coordinatrice provinciale di Libera: «la storia di Pasquale è come quelle di altre 900 vittime innocenti di mafie. Ha incominciato a restituire qualcosa di importante a questo territorio con la nascita di Libera Avellino e da quando dei ragazzi hanno deciso di intitolare qui ad Atripalda il presidio a Pasquale. Per non lasciarlo solo. Lo hanno curato ogni giorno. Ma c’è il bisogno di rinnovare quotidianamente questo impegno. Facciamo in modo che la memoria di Pasquale resti viva».
Poi le testimonianze di due premiati, Luigi De Marti: l’imprenditore sequestrato dalla mafia che ha denunciato e ha portato a due maxi processi e Franco Mazza che ha ripercorso la nascita dell’associazione “Salviamo la valle del Sabato”: «l’impegno quotidiano non basta se non c’è un movimento nel corpo vivo della nostra società. Dobbiamo spingere sulle forze politiche che mettano al primo posto la lotta alla mafia».
A portare i saluti dell’Amministrazione il delegato Costantino Pesca: «siamo molto felici di accogliere queste iniziative di ricordo di persone che ci hanno messo la faccia e la vita per migliorare la società. E’ un dovere impegnarsi quotidianamente». 

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