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Candelora, veto dell’abate Beda Paluzzi: «Non voglio i femminielli»

Pubblicato in data: 25/1/2011 alle ore:21:40 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

La «tregua» è durata meno di dieci anni. Cambia l’abate ma lo scontro si ripete. Nel 2002 fu Tarcisio Nazzaro a dichiarare con forza che le preghiere dei «femminielli» non erano gradite a Dio. Ieri è stato Beda Paluzzi a ribadire, con una dichiarazione fornita a Telenostra, che la presenza di Vladimir Luxuria e dei gay (nella foto durante l’edizione 2010 della Candelora) a Montevergine per la festa della Candelora «non è gradita». Mercoledì prossimo si rinnoverà l’appuntamento con una celebrazione che da sempre, a Montevergine, unisce fede e folclore. Il due febbraio i cattolici celebrano la presentazione di Gesù al Tempio e la purificazione della Madonna. Per gli Lgbt (acronimo di lesbiche, gay, bisessuali e transgender) che giungono in massa soprattutto dal napoletano, è l’occasione per ringraziare, cantando e ballando, la loro «protettrice», Mamma Schiavona, per la leggenda del miracolo – due omosessuali strappati alla morte – che sarebbe avvenuto nel 1256. In molti ricordano la Candelora del 2002, caratterizzata dalla «cacciata» compiuta dall’abate Nazzaro. Proprio in risposta a quel gesto nacque il movimento «Libero amore in libero Stato», formato da una rete di associazioni campane, che individuò subito nella transessuale più famosa d’Italia, Vladimir Luxuria (da allora molto devota alla Madonna di Montevergine), la sua madrina, la testimonial delle battaglie per il riconoscimento dei «nuovi diritti». Col passare degli anni sembrava che ciascuno si fosse riappropriato della sua festa, mettendo da parte gli eccessi. Oggi lo scontro si riaccende. E, a sorpresa, si registra la presa di posizione dell’ex parroco «barricadero» don Vitaliano Della Sala, non troppo distante da quella dell’abate Paluzzi. Per l’ex simpatizzante dei No Global è bene che la cronaca mondana ceda il passo ai contenuti culturali e religiosi della ricorrenza. Un appello espresso già lo scorso anno, quando chiese a tutti maggiore sobrietà. Una posizione improntata alla moderazione ed al dialogo, questa espressa da don Vitaliano, che se per un verso è condivisa dalla maggioranza dei fedeli, dall’altra crea qualche perplessità in quanti, fino a qualche tempo fa, lo indicavano quale simbolo della contestazione, interna alla Chiesa, contro le gerarchie vaticane. Ora, per il parroco mercoglianese, le manifestazioni dei femminielli rischiano di sovraccaricare un clima alimentato proprio dalla eccentricità degli stessi femminielli. Una posizione bilanciata dal rammarico per l’occasione mancata, da parte dell’abate – è quanto sostiene lo stesso don Vitaliano – di dialogare e confrontarsi con questi fedeli.

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