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Chirurgia, la clinica Montevergine di scena a Washington

Al congresso mondiale di Washington sulla Cardiologia Interventistica, dedicato alla terapia endovascolare nel trattamento delle patologie aterosclerotiche ostruttive e delle patologie valvolari e strutturali cardiache, il laboratorio di Emodinamica della Clinica Montevergine di Mercogliano (foto), diretto dal professore Paolo Rubino ha eseguito due interventi di angioplastica carotidea e due sostituzioni valvolari aortiche per via percutanea. L’esperienza del gruppo di ricercatori campani è stata illustrata anche nel l Journal of The American College of Cardiology e sul Journal of Vascular Surgery (il giornale della American Society of Vascular Surgery). I dati ed i risultati illustrati sono stati sottolineati anche dal dott. Chistopher White, capo del Department of Cardiovascular Diseases della Ochsner Clinic Foundation di New Orleans, ha definito di grande rilievo l’ esperienza dei medici di Mercogliano nella pratica clinica di rivascolarizzazione dell’arteria carotide. Nel corso del congresso di Washington i medici della Clinica Montevergine hanno dato dimostrazione pratica di come la sostituzione valvolare aortica per via percutanea sia diventata una metodica di uso comune in questa struttura e di come essi stessi sappiano gestire ogni minimo particolare di queste complesse procedure interventistiche. Proprio la Clinica Montevergine ha la più ampia esperienza italiana di sostituzione valvolare aortica percutanea, e per tale motivo è considerata un punto di riferimento internazionale tale da inserire il Dott. Paolo Rubino nello Steering Committe dello Studio SOURCE (il più importante registro internazionale relativo alla procedura di sostituzione percutanea della valvola aortica). Finora la sostituzione valvolare aortica con approccio chirurgico tradizionale rappresentava l’unica terapia possibile. Presso la Clinica Montevergine la sostituzione valvolare aortica per via trans-apicale o trans femorale è una metodologia innovativa che permette di operare con successo anche pazienti in gravi condizioni, per i quali sarebbe improponibile la chirurgia tradizionale, evitando cosi complicanze respiratorie e riducendo sensibilmente i tempi di degenza ospedaliera.

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