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Unità d’Italia, il presidente del Senato Schifani ad Avellino: «Questione meridionale è un fatto nazionale». Guarda il FotoServizio

Pubblicato in data: 14/3/2011 alle ore:21:34 • Categoria: Attualità, Politica, Video intervisteStampa Articolo

schifani1Il presidente del Senato Renato Schifani arriva nel primo pomeriggio ad Avellino per prendere parte alle celebrazioni promosse dalla Provincia di Avellino per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
Prima tappa l’incontro a palazzo Caracciolo con i sindaci irpini, tra i quali il sindaco di Mercogliano Massimiliano Carullo, guidati dal primo cittadino del capoluogo Pino Galasso. Tra i presenti anche il ministro Gianfranco Rotondi e tanti politici e parlamentari irpini. Ad accogliere la seconda carica dello Stato il presidente dell’ente provinciale, senatore Cosimo Sibilia, che ha consegnato a Schifani una medaglia d’oro, coniata per la visita in Irpinia.
Schifani nel suo saluto ai tanti amministratori presenti li ha esortati a non temere il federalismo: “So bene che amministrare è difficile, far fronte a ristrettezze economiche, ai problemi della gente che continuamente chiedono aiuto al sindaco. Avete tutta la mia stima e vi dico che del federalismo non dovete avere paura, va accolta con responsabilità. Da sindaci dovete saper fare le scelte: tagliare dove è giusto farlo ma nel tempo stesso capire quali sono le strade da intraprendere per far crescere il proprio comune”.
schifani2Per il presidente del Senato la questione del Mezzogiornoè un fatto Nazionale, perché se non cresce il Sud il paese resta fermo. Bisogna rimboccarsi le maniche e accettare la sfida del federalismo, servirà a diminuire le distanze tra Nord e Sud e sarà il volano per attirare maggiore attenzione da parte di aziende dall’Estero che vorranno venire ad investire da noi“.
palazzo-provincia-con-il-tricoloreDopo l’intervento a Palazzo Caracciolo, il presidente Schifani, accompagnato da Sibilia e Rotondi, ha presenziato all’inaugurazione della mostra all’ex Carcere Borbonico. Lo ha fatto attraversando a piedi Corso Vittorio Emanuele, per l’occasione imbandierato con il tricolore così come Palazzo Caracciolo.
Nella sala Grasso, come al Carcere Borbonico, il presidente dell’ente provinciale, senatore Cosimo Sibilia, ha  salutato così la venuta in Irpinia del Presidente Schifani: “Grazie Presidente per l’esempio di rettitudine che costantemente propone a tutti noi, esempio che assume maggiore valore se offerto in tempi nei quali sembrano allentarsi i vincoli ideali che hanno reso l’Italia prima una Nazione, poi una Patria ed infine uno Stato, percorrendo a ritroso il tradizionale cammino che caratterizza la genesi degli Stati, dove l’organizzazione istituzionale precede anche di secoli la sedimentazione del sentimento nazionale.
schifani4Invece è bello per noi, ancor più in questi giorni, pensare che l’Italia si sia realizzata prima nel cuore della gente e poi negli atti formali che servono a stabilire le regole di una civile convivenza, antica aspirazione e storica rivendicazione di un popolo oppresso per lunghi secoli bui. Di tanto fieramente consapevoli, in quest’angolo a volte discriminato della nostra amata Patria, ci apprestiamo a celebrare degnamente il 150° compleanno dell’Italia, finalmente unita, grazie alla lunga e tormentata marcia del Risorgimento nazionale, che proprio qui ad Avellino ebbe avvio all’alba del 2 luglio 1820. L’Irpinia partecipò da protagonista al movimento che portò all’indipendenza del Paese. Personaggi, fatti, luoghi e fenomeni sociali di questa terra assunsero rilevanza nazionale. I nostri uomini migliori fornirono un contributo importante alla difficile edificazione del nuovo Stato – che in Irpinia come nella Sua Sicilia, egregio Presidente Schifani – all’inizio fu contrassegnato da una lunga scia di sangue, a causa del controverso fenomeno del brigantaggio. La Scuola Pubblica del Regno ed il nuovo ordinamento in quella che fu, al tempo degli antichi Romani, la culla del Diritto, portarono la firma di due grandi irpini, apprezzati Ministri nei primi governi dell’Italia post-unitaria: Francesco De Sanctis e Pasquale Stanislao Mancini.  A loro ed ai tanti eroici e meno conosciuti costruttori della nuova Patria, va il nostro riconoscente pensiero e la nostra solenne promessa: mai le inesorabili leggi del tempo condurranno all’oblìo delle loro gesta e dei loro sacrifici.
schifani6Pertanto, dispiace notare che quest’appuntamento con la Storia cada in un momento in cui le divisioni e le contrapposizioni a tutti i livelli, e specie sul terreno della politica, sembrano prevalere sul confronto democratico. Quest’evento sia, quindi, l’occasione propizia per la riscoperta delle radici comuni, per la valorizzazione dell’identità condivisa, per il rilancio della memoria collettiva. Qui in Irpinia, fiduciosi che la ricorrenza possa generare un forte e durevole sentimento unitario, faremo tesoro della lezione che la storia d’Italia solennemente c’impartisce in questo momento. L’ente che guido sarà sempre permeato di questi valori e saprà vivere con orgogliosa dignità la nuova stagione del federalismo, equo e solidale, col quale ridare slancio ad un’identità nazionale che non si affievolisce a seguito di una più articolata struttura istituzionale. Essa, proprio dal federalismo, trarrà nuovo slancio per tagliare quanto prima il traguardo della ripresa economica, secondo una concezione dello Stato più funzionale, peraltro cara ad autorevoli Padri del pensiero risorgimentale.
Nella nuova organizzazione statuale l’ente Provincia deve essere valorizzato e non soppresso, riconoscendo una più marcata dignità istituzionale e ridefinendo il ruolo di pianificazione, di coordinamento e di gestione. Esso, che vide le sue origini nel periodo napoleonico e riscatta la sua attualità proprio dall’assetto federale dello Stato, è strumento essenziale anche per correggere evidenti storture delle politiche regionali, di regioni estremamente eterogenee come la nostra, dove troppo frequentemente abbiamo assistito a spinte accentratrici e napolicentriche, volte a privilegiare l’area metropolitana a scapito delle zone interne, secondo una visione meridionalistica cara ai fautori della teoria della polpa e dell’osso, nonché ai trasversali sostenitori di un indimostrabile primato delle aree costiere rispetto a quelle collinari. In questa provincia tipica del dolente Mezzogiorno d’Italia aspettiamo con fiducia che la crisi economica internazionale lasci il campo ad una ripresa che porti tutto il Meridione fuori dalle secche.
schifani7Così come speranzosi attendiamo il finanziamento di opere tanto attese, quali l’Alta Capacità sibiliaNapoli-Bari, la Lioni-Contursi-Grottaminarda, l’Avellino-Valle Caudina, come pure l’ormai infinito completamento della ricostruzione post-sismica. Illustre Presidente, queste digressioni sul tema possano meritare la Sua paterna comprensione, se non la Sua benevola approvazione. Abbiamo voluto cogliere la ghiotta opportunità per ricordare ed aggiornare la nostra agenda politica, pure per ritrovarci intorno a comuni battaglie, a riprova del fatto che ciò che ci unisce in questa provincia è più forte di ciò che ci divide. In proposito, anche per onorare la memoria dei nostri Padri ed alla presenza dei più alti rappresentanti della comunità irpina, mi sento di rivolgere un sentito appello alle forze politiche e sociali, alle Istituzioni rappresentative ed alle Autorità costituite, alla popolazione irpina tutta, affinchè sappia ritrovarsi più coesa, in un rinnovato impegno collegiale, per la soluzione dei numerosi problemi di questa terra difficile, ma tanto ricca di natura, di storia, di talenti.
A Lei, eccellentissimo Presidente, rassegno i sentimenti più genuini della nostra gratitudine, che simbolicamente esprimiamo consegnadoLe una medaglia coniata per l’occasione. Grazie per aver accolto il nostro invito ma grazie soprattutto per il ricordo che porterà di questa visita. Siamo certi che, da fiero uomo del Sud alla guida di una Nazione giustamente in festa, non dimenticherà l’accoglienza di una provincia che, oggi come allora, con la stessa sofferenza ma anche con lo stesso entusiasmo del passato, farà per intero la sua parte perché l’Italia viva una nuova stagione di progresso e di libertà
“.

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