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Scomparsa Ministro Maccanico, De Mita: “Esempio di equilibrio da non disperdere”. Sbrescia (Fare Ambiente): “Meridionalista ed europeista, uno degli ultimi eredi di Guido Dorso”

Pubblicato in data: 23/4/2013 alle ore:15:16 • Categoria: CronacaStampa Articolo

antonio_maccanico“La scomparsa di Antonio Maccanico rappresenta una perdita importante per l’Italia. Uomo delle Istituzioni, sempre consapevole del ruolo che gli veniva chiesto di svolgere e che svolgeva in maniera sobria, l’onorevole Maccanico ha rappresentato un punto di riferimento per la politica nazionale “, così Giuseppe De Mita, deputato dell’Udc, ricorda la figura di Antonio Maccanico scomparso questa mattina a Roma. “In un momento delicato come quello che il Paese sta attraversando – continua De Mita – l’esempio di equilibrio di Maccanico rappresenta un valore da non disperdere”. “L’onorevole Maccanico – così conclude De Mita – non ha mai fatto mancare la sua presenza in Irpinia, terra d’origine dalla quale non si è mai distaccato. La sua attività politica, ma anche quella di intellettuale, dovrà essere un modello da seguire per tutti coloro che oggi svolgono un ruolo nelle istituzioni e nella politica”.

A questo si aggiunge la nota di Vincenzo Sbrescia, Coordinatore per la Città di Avellino del Movimento “FARE AMBIENTE”:

La scomparsa del Senatore Antonio Maccanico rappresenta una gravissima perdita nel tessuto civile culturale e politico del nostro Paese. Visione politica e competenza tecnica sono state le direttrici del suo straordinario impegno al servizio delle istituzioni repubblicane. Nella molteplicità di incarichi ricoperti, il Presidente Maccanico ha dimostrato sempre un alto senso dello Stato, un altissimo senso delle istituzioni. Numerose e di grande prestigio sono state le funzioni pubbliche ricoperte. A partire dalla sua prima esperienza istituzionale (svolta nel dopoguerra come giovane consigliere parlamentare della Camera dei deputati), fino agli incarichi di Consigliere di Stato, di Segretario generale della Camera dei deputati e del Quirinale (ma anche di Presidente di Mediobanca, di Senatore, di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di Ministro per gli affari regionali, per le riforme istituzionali e di Ministro delle comunicazioni). Antonio Maccanico ha interpretato magistralmente il ruolo di tecnico prestato alla politica, di Grand Commis di Stato, di riserva della Repubblica. Nel 2011 ho avuto modo di incontrarlo a Roma in occasione della presentazione della ricerca della Svimez dedicata al centocinquantenario dell’unità d’Italia. Egli (che era sottobraccio con il Presidente dell’ANIMI Gerardo Bianco) era profondamente addolorato poiché aveva appena ricevuto la notizia dell’improvvisa morte di Biagio Agnes. Il Presidente Maccanico mi disse “con la scomparsa di Agnes, l’Italia perde un grande Irpino”.

Appartenente ad una grande famiglia avellinese, quella dei Tino, non dimenticò mai le sue fiere radici, conservando sempre un solido rapporto affettivo con la sua terra natale; rapporto che trovava anche un prestigioso e costante sviluppo culturale nell’attività di Presidente del Centro di ricerca Guido Dorso dedicato ai problemi dello sviluppo territoriale. Il Mezzogiorno e l’Europa furono due dei principali riferimenti dell’orizzonte culturale e politico di Antonio Maccanico. In particolare, il Sud fu al centro del suo altissimo impegno politico ed istituzionale. Come Consigliere della Svimez ha avviato e patrocinato numerose iniziative di studio e di ricerca sui problemi delle aree depresse, ragionando sempre in una dimensione europeistica. Come Ministro ha lavorato per rilanciare lo sviluppo del Meridione, puntando sull’innovazione, sulle telecomunicazioni, sulla c.d. New Economy.

Maccanico è stato un insigne meridionalista, interprete di quel meridionalismo pragmatico e lungimirante fondato su di una lucida visione politico-culturale di impronta repubblicana. Egli si inserisce in quel filone culturale che affonda le sue radici nella tradizione dell’azionismo meridionale e che ha avuto in Guido Dorso il suo principale rappresentante. Maccanico è stato uno degli ultimi eredi di Guido Dorso a cui era, peraltro, profondamente legato. Parallelamente, lo sguardo del Presidente Maccanico fu costantemente rivolto all’Europa. In quest’ottica, da Ministro delle comunicazioni, lavorò alla fine degli anni ’90 per attuare anche in Italia il processo di liberalizzazione nel settore della telefonia. Fu il regista della grande trasformazione che, in quella fase, consentì al mercato italiano delle tlc di compiere dei decisivi passi in avanti sul fronte della concorrenza e della tutela dei consumatori. Egli operò per superare il monopolio di Telecom, consentendo la nascita di una miriade di società nel settore telefonico che crearono sviluppo ed occupazione soprattutto al Sud. Fu il padre della Legge n. 249 del 1997, definita appunto “Legge Maccanico”, attraverso cui fu istituita un’Autorità di garanzia chiamata ad assicurare lo sviluppo concorrenziale del sistema e la salvaguardia dei diritti dei consumatori. Ma la poliedricità del suo profilo politico, tecnico ed istituzionale portò Maccanico ad operare in una pluralità di campi, riscuotendo sempre un grande successo, fino a raggiungere nel ’96 il punto più alto del suo altissimo cursus honorum. Ciò accadde dopo l’esperienza del Governo Dini, allorché gli fu conferito, dal Presidente Scalfaro, l’incarico di formare il nuovo Esecutivo. Nel suo impegno al servizio delle istituzioni, Antonio Maccanico fu un grande innovatore, pur restando sempre fedele a quei valori del patriottismo costituzionale che hanno caratterizzato la sua intensa azione al servizio dello Stato.

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