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Centro Sportivo, interviene l’ex sindaco Criscitiello: “Troppe violazioni e risposte non date, una cicatrice per me e la città”. FOTO

Pubblicato in data: 15/11/2015 alle ore:12:00 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

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«Una grande opera pubblica costata 4,4 miliardi di lire andata distrutta, chi pagherà per questo?», l’ex sindaco Sandro Criscitiello interviene in merito alla questione del Centro Sportivo di via Sibilia, inaugurato il 23 settembre 1999 pochi mesi prima della fine del suo mandato e tornato in disponibilità del Comune dopo ben 15 anni. Un’annosa vicenda che ancora non può dirsi conclusa dato che l’ente guidato dal sindaco Carullo si è attivato per il recupero di 500 mila euro dei canoni non corrisposti nonché dei danni per la mancata gestione della struttura. «I tempi per il recupero di tale somma non saranno biblici, temo che il Comune non recupererà nemmeno un euro di quelli che erano soldi dei cittadini», l’ex primo cittadino in carica dal 1978 al 2000 al netto di quattro anni passati alla presidenza dell’Iacp, e consigliere d’opposizione fino al 2005, ripercorre l’iter che ha portato alla luce il complesso sportivo di 30mila mq costa costato all’epoca oltre quattro miliardi di vecchie lire finanziati attraverso fondi della Cassa Depositi e Prestiti, comunali e regionali sulla base alla legge 64/86. All’inaugurazione presero parte personalità come il Presidente Nicola Mancino, l’allora presidente della Provincia Franco Maselli nonché il presidente del Coni Enzo Saccone, «tutti entusiasti – racconta – di una struttura definita come il migliore complesso dell’Irpinia e uno dei pochi in tutta la regione». Successivamente l’amministrazione Criscitiello indisse la gara d’appalto che si svolse per ben tre volte per poi essere assegnata alla «Eliscerif srl», unica ditta a rispondere che così se la aggiudicò. «E’ risaputo che il responsabile della società non era certamente mio amico – sottolinea Criscitiello – data l’esistenza di denunce penali nei miei confronti da parte di un membro di quella famiglia». Diverse furono le violazioni segnate dall’ex sindaco rispetto alla convenzione stipulata in cui era specificato che nessuna parte della struttura poteva essere sublocata e, a garanzia dei canoni che sarebbero stati corrisposti al Comune, e doveva essere stipulata una fideiussione con la BBC del Partenio. «Dato l’andamento negativo della struttura da consigliere d’opposizione feci diverse interrogazioni all’allora sindaco (ndr. Tommaso Saccardo) – spiega -, in particolare ricordo quella immediata del 28 giugno del 2000 in cui chiedevo al Comune se la ditta «Eliscerif srl» di Gennaro Pescatore come mai non avesse ancora versato la somma per la gestione degli impianti e di accertare se effettivamente la palestra era stata data in sublocazione ad una scuola di danza prima e adibita a scuderia di cavalli poi, in contrasto all’articolo 8 della convenzione». Di qui il proseguire delle interrogazioni volte a conoscere la risposta della Banca rispetto alla fideiussione, la relazione del Comando di Polizia Municipale riguardo la sublocazione nonché le motivazioni alla base della mancata iscrizione in ruolo del concessionario della struttura per il pagamento della tassa sui rifiuti solidi urbani della ditta: «Non ebbi alcuna risposta fino a quando il 27 settembre del 2000 fui fatto addirittura allontanare dall’aula dai Carabinieri – afferma -, sporsi anche denuncia alla Procura della Repubblica».
Si arriva così al 24 novembre 2014 con la sentenza del Tribunale di Avellino che condanna la parte convenuta a restituire gli impianti sportivi oggetto di causa, a pagare i canoni non versati pari a 28.921,59 euro all’anno per i sette anni concessione quindi pari a un totale di 202.451,13 euro oltre interessi legali; a pagare per risarcimento danni da ritardata consegna 250mila euro oltre interessi legali; a pagare le spese di lite pari a 21mila euro per compensi professionali. «Finito il mio mandato non ho mai voluto intervenire su questioni politiche, ma – conclude – il centro sportivo è una delle opere pubbliche che mi sta più a cuore, una cicatrice che non va via per la valenza turistica ed economica che avrebbe avuto per Mercogliano». FdL

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