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Libera premia nel ricordo di Pasquale Campanello: riconoscimenti a Cantelmo, Ruotolo, Noviello e Don Vitaliano. La vedova Oliva: “Ancora sconosciuti gli assassini di mio marito, ma non ci arrendiamo”. FOTO

Pubblicato in data: 16/11/2015 alle ore:00:57 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

Premio Campanello_2Una giornata per ricordare Pasquale Campanello, guardia penitenzaria uccisa sotto casa al rientro da lavoro l’8 febbraio 1993 per aver detto no agli ordini dei boss di camorra reclusi nel carcere di Poggioreale dove prestava servizio. Questa sera a Mercogliano, presso il centro sociale a lui dedicato, c’è stata la prima edizione del premio indetto dal presidio Libera Atripalda. Ad essere premiati il procuratore Rosario Cantelmo, il giornalista Sandro Ruotolo, l’imprenditore Massimiliano Noviello e il parroco di Capocastello Don Vitaliano Della Sala. A fare gli onori di casa il sindaco di Mercogliano Massimiliano Carullo e l’assessore alla cultura Lucia Sbrescia. Premio Campanello_1“Oggi qui ricordiamo un grande uomo – esordisce il sindaco – come Pasquale Campanello. Un momento importante in cui i nostri giovani possano sviluppare un messaggio importante. Quello dell’altra Campania: quella della buona sanità, della corretta raccolta differenziata, quella operosa e vicina alle persone in difficoltà e Libera sta diventando molto importante in questo messaggio”. Molto toccante poi l’intervento di Antonietta Oliva, vedova di Pasquale Campanello: “Ringrazio tutti e in particolar modo la popolazione mercoglianese che alla morte di Pasquale ha espresso tanta solidarietà. Ringrazio anche l’amministrazione comunale dell’epoca perchè ha voluto dedicare questo centro polifunzionale a mio marito e ancora conservo la copia di quella delibera. Ho condiviso da subito le nomination per questo premio perchè sono persone che lavorano ogni giorni inseguendo i valori di libertà, onestà, verità e giustizia. Gli stessi valori a cui teneva tanto anche Pasquale. Anche se con rammarico dico che la giustizia per mio marito non è ancora arrivata. I nomi dei mandanti e degli esecutori di Pasquale ancora non ci sono. Nell’inchiesta sul suo assassinio sono mancati gli uomini giusti, eppure io e i miei figli non ci arrendiamo. Nostro figlio ha deciso di abbracciare quello Stato che ci ha voltato le spalle, entrando in Polizia. Ha deciso cioè di continuare sulle orme del papà a servire lo Stato”.

Non nasconde nel suo intervento l’emozione il procuratore Rosario Cantelmo che racconta l’episodio della morte di Campanello: “Pasquale Campanello lavorava nel carcere di Poggioreale, nel padiglione Venezia, il più pericoloso di tutti perchè lì erano ospitati tutti i maggiori camorristi. Lui era un uomo con la schiena dritta, che non chinò mai la testa  e sapeva dire no. Fu ammazzato come un animale: quattro killer gli spararono ben 14 colpi, 4 di questi a bruciapelo sul volto. Quando ieri ho sentito i fatti di Parigi ho pensato a questa cosa. Troppo spesso le mafie sono state raccontate partendo dalla parte sbagliata, quella dei boss come Riina, Cutolo, Graziano. Ora è il momento di iniziare a tramandarle dal punto di vista delle vittime. E Libera lo fa, attraverso l’antimafia dei fatti. Qui in Irpinia è riuscita a dar vita ad un vero e proprio miracolo, Villa Centro Quindici Passi nell’ex dimora del boss Graziano, riuscendo a dare la principale risposta per sconfiggere la camorra, il lavoro”.  Dopo Cantelmo è stata la volta del giornalista Sandro Ruotolo, costretto a vivere sotto scorta dopo le minacce del boss Michele Zagaria per le sue inchieste sul traffico di rifiuti tossici in Campania. Ruotolo ha ricordato sua cugina Silvia, colpita dalla raffica di colpi di due bande rivali mentre rientrava a casa sua con il figlioletto per mano. “Lei è una vittima innocente, ma gente come Campanello è stata un vero e proprio obbiettivo della camorra. Nella sola Campania ne contiamo 300”. Altra storia di una vittima di camorra è quella di Massimiliano Noviello figlio di Domenico che nel 2001 decise di denunciare i suoi estorsori. Fu ucciso nel maggio del 2008, per due motivi ricorda Massimiliano: “per punirlo del suo gesto certamente, ma anche perché la sua morte fosse da monito ai tanti imprenditori e commercianti piegati dal pizzo. La camorra non poteva tollerare che altri seguissero quell’esempio. Il dolore che si prova nel vedere un proprio caro a terra morto ammazzato è indescrivibile, ma poi bisogna reagire. E così insieme a Gennaro Del Prete anche lui figlio di una vittima innocente di camorra, ho fondato la Cooperativa Ventuno che produce, dando lavoro a persone svantaggiate, buste biodegradabili. Perché dall’impegno e dalla memoria delle vittime deve nascere il riscatto delle nostre terre”. Poi è la volta del parroco di Capocastello,  Don Vitaliano Della Sala che ha ricordato un aneddoto raccontatogli in Chiapas da un anziano indigeno: “ci fu un incendio nella selva e tutti gli animali iniziarono a fuggire in direzione opposta alle fiamme. Tutti tranne un colibrì che teneva il becco chiuso e non rispondeva agli altri animali che gli chiedevano perché andasse incontro all’incendio. Una volta sulle fiamme il colibrì aprì il suo becco e lasciò cadere una goccia d’acqua. Poi rispose: faccio quel che posso. Ecco se ognuno di noi facesse la sua piccola parte, aiutando gli altri ad uscire dalla rassegnazione, il cambiamento può diventare realtà”.Premio Campanello_3 Premio Campanello_4 Premio Campanello_5 Premio Campanello_6 Premio Campanello_7 Premio Campanello_8

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