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A Lumanera, stasera la tradizione rivive a Capocastello

Pubblicato in data: 14/2/2019 alle ore:10:21 • Categoria: CulturaStampa Articolo

Il fuoco accompagna l’uomo sin dalla preistoria, è l’elemento che attraverso i secoli ha caratterizzato la sua evoluzione. In ogni cultura e latitudine si celebra il fuoco sin dai primordi, eletto a dio nelle culture ancestrali, indispensabile compagno nell’era moderna.
Non fanno eccezione le nostre comunità rurali, che con l’avvento del cristianesimo hanno affiancato i riti pagani alle feste dei santi. L’Irpinia è ricca di queste tradizioni, nello specifico l’entroterra avellinese conserva ancora oggi tradizioni vive e consolidate.
A Mercogliano il falò si accende il 14 febbraio in onore di S. Modestino, patrono sia della Città di Mercogliano che di Avellino. Il Santo Vescovo insieme ai due compagni martiri Fiorentino e Flaviano sono alla base di una contesa tra Mercogliano ed Avellino per la rivendicazione delle reliquie, ma ci ricorda il Mongelli: “Tutte le testimonianze storiche giunte fino alla fine del XVI sec in poi sono concordi nell’additare a Mercogliano in tre cassette distinte, quei sacri corpi”.
Luogo di culto per eccellenza è la Chiesa di S. Modestino, sotto l’omonimo viale, qui la tradizione vuole il martirio dei Santi, e qui per secoli a celebrare la festa si accendevano le pire in onore dei Santi, nelle antiche masserie di Preturo,Croceveste, Ponticelli e Valle, mentre “pochi metri in là” nel territorio di Avellino il “Focarone” è in onore di San Ciro. Il “Focarone di S. Modestino” non era un singolo falò, ma in ogni masseria si accendeva il proprio, oggi con l’urbanizzazione si è ridotta di molto questa usanza, riducendo il “Focarone” al falò nelle vicinanze della Chiesa.
A Capocastello sotto l’altare maggiore della Chiesa Madre dei Santi Pietro e Paolo sono conservate le cassette di cui parla il Mongelli, ed è qui che il falò di San Modestino prende la sua diversità rispetto ad altri. Quello che fuori le mura di Capocastello viene chiamato Focarone, nel borgo storico si chiama Lumanera e si perde nel tempo la sua origine. Oltre al valore puramente etimologico, che è determinato dalla ricchezza dialettica delle nostre terre, ha un valore di appartenenza inestimabile. I vocaboli propri di una comunità la rendono unica e diversa rispetto ad altre. Nonostante i secoli la Lumanera a Capocastello conserva intatta la sua magia. Silenziosamente come per rispondere ad un richiamo ancestrale, decine di giovani ogni anno si ritrovano a raccogliere i giorni precedenti la festa, fascine e legna da ardere in onore del Santo. La goliardia di un tempo che voleva l’usanza di rubare qualche fascina dalle cataste familiari sparse per il borgo, oggi lascia spazio alla questua in denaro e alla buona volontà dei ragazzi che raccolgono nei numerosi boschi limitrofi l’occorrente per la catasta. Negli anni è divenuto sempre di più un evento aggregante, in cui ognuno porta qualcosa da poter condividere intorno alla brace. Nel 2004 a far conoscere questo nome in tutta Italia ci pensano i ragazzi del gruppo Folk Irpino dei “Lumanera”, che con bravura e passione portano la tradizione di Capocastello ed il suo falò sui palchi italiani.
Con questo spirito i ragazzi della Lumanera renderanno omaggio ai giovani di ieri, di oggi e di domani che terranno sempre acceso questo fuoco.
Vi invitiamo tutti alle ore 17 per scoprire insieme questa dedica alla Lumanera.
Aspettiamo gli amici del Focarone di San Modestino, delle associazioni, i gruppi e tutti i cittadini che vogliono onorarci della loro presenza.

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