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Abellinum Pride, le madrine Eva Grimaldi e Imma Battaglia: «ci vuole coraggio in provincia, siamo qui per far progredire il nostro Paese dove manca una legge contro l’omofobia». FOTO

Pubblicato in data: 16/6/2019 alle ore:10:56 • Categoria: AttualitàStampa Articolo

«E’ la prima volta che veniamo ad Atripalda, per cui fatecela scoprire. Siamo curiose. E’ facile organizzare manifestazioni come questa nella grandi città, ma in provincia no ed essere qui oggi significa davvero aiutare a far progredire il nostro Paese».
A parlare sono Eva Grimaldi e Imma Battaglia, le madrine d’eccezione dell’Abellinum Pride, che in un pomeriggio afoso fanno tappa nella cittadina del Sabato per aprire il corteo che per tutto il pomeriggio ha colorato l’intera cittadina con l’arcobaleno al grido di “People have the Power”.
Hanno ballato e saltato lungo le strade de centro con gli oltre mille e cinquecento partecipanti giunti da ogni parte della regione. Erano le più attese e fotografate senza sottrarsi all’immancabile rito dei selfie con i propri fan.
«A dispetto di quanto si dice noi cammineremo per portare avanti questo messaggio, Peaple have the pawer, le persone hanno il potere di cambiare la propria vita e anche i contesti di riferimento».
Eva Grimaldi raccoglie il messaggio che arriva dalla piazza atripaldese «sento tanto amore qui, lo stesso amore che abbiamo portato noi, il nostro messaggio. E come diciamo sempre alla fine vince sempre l’amore». Quell’amore che li ha portate a convolare a nozze lo scorso 19 maggio «siamo qui in piazza perché ci abbiamo messo la faccia e continueremo a mettercela». Tocca a Imma Battaglia invece spiegare che cosa insegna la loro storia:«Che nella vita bisogna andare avanti sempre a testa alta. Non bisogna aver  paura di amare e bisogna avere tanto orgoglio perché in questo paese le cose brutte sono altre: L’amore è una cosa molto bella, l’uguaglianza è la base di un paese civile e democratico. Abbiamo scelto Atripalda perché è facile andare nelle grandi città, a Napoli, Bologna, Milano o Torino ma stare qui vuol dire aiutare a progredire tutto il Paese partendo dalla provincia più piccola. Io sono napoletana, di Portici, per cui stare in Campania è casa mia, lei è più napoletana di me perché adora la Campania. Noi stiamo qua per stare insieme alla città, ad Atripalda, ai ragazzi e ragazze perché la vita più difficile ce l’hanno nelle province le persone. Nessuno aiuta le famiglie a comprendere i figli, nessuno aiuta i figli a stare sereni a scuola, quindi noi siamo qua perché vogliamo aiutare tutti a progredire. Vogliamo un paese libero e democratico». Un messaggio che la Battaglia lancia alla Lega e al vicepremier Salvini, può volte finito durante il corteo nei cori di protesta. «Questo è il messaggio che vogliamo dare al Nord della Lega». Denuncia la mancanza nel Paese di una legge contro l’omofobia «è quello che manca e noi siamo qui perché la violenza omofoba è una priorità da combattere. E siccome noi abbiamo fatto un’unione civile con la legge Cirinnà, ci piacerebbe che davvero ci fosse un matrimonio egualitario perché nell’articolo in cui si parla di formazione sociale specifica a noi non è piaciuto e ci piacere invece far diventare coppie gay,  lesbiche ed eterosessuali tutte eguali».
Poi il saluto della piazza, dal palco, tra la gioia di festa dei presenti e il suono delle cornamusa la Battaglia rivendica orgoglio e coraggio: «grazie ad averci invitato e facciamo un applauso a questi ragazzi che hanno organizzato con grande coraggio una manifestazione di cui il paese ha bisogno. Quest’anno ci sono stati 40 Gay Pride e continuano. Siamo al venticinquesimo anniversario dal ’94, il primo Gay Pride in Italia e dal cinquantesimo da quello di Stonewall, l’origine delle nostre lotte da quando Silvia Rivera, una trans di New York insieme alle sue amiche si ribellò ai soprusi della Polizia. E’ da lì che noi veniamo, dalla lotta di chi per anni ha voluto buttarci nei ghetti, ha voluto raccontare di noi che siamo indegni. Essere qui invece, alla luce del sole, in un paese di provincia, dove non è facile fare i gay o le lesbiche rispetto alle grandi città dove è più facile confondersi e nascondersi e dove è più facile vivere in una comunità protetta. Invece il coraggio di essere qui, ad Atripalda, metterci la faccia, fare politica con i nostri corpi è il coraggio di chi dice basta ad un’Italia che vuole andare nel buio, ad un’Italia che vuole creare muri, ad un’Italia che vuole chiudere i porti, ad un’Italia che vuole dire che esiste solo la famiglia fatta dal padre e dalla madre a cui noi rispondiamo da questa piazza: questa è famiglia. Noi tutti  siamo famiglia e siamo orgogliosi di esserlo e sicuramente io ed Eva siamo orgogliosi di essere insieme a voi la più grande, bella e colorata famiglia del nostro paese e del mondo intero». Parole che hanno commosso e fatto piangere Eva: «quando la sento parlare mi commuovo. Il mio coming out è stato all’Isola dei Famosi ma mi sono resa conto solo alla nostra unione civile e ai Gay Pride. Sto con Imma da nove anni e lotterò fino alla fine per avere una legge contro l’omofobia. Mano nella mano lotteremo insieme per i nostri diritti, perché amare è dirotto dell’uomo, qualunque orientamento sia».

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