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Irpinia 1980, il sisma che cambiò l’Italia: il coraggio dei soccorritori e le ferite mai rimarginate a 45 anni dalla tragedia

Pubblicato in data: 23/11/2025 alle ore:09:02 • Categoria: CronacaStampa Articolo

Il 23 novembre 1980 resta una data scolpita nella memoria dell’Irpinia e dell’intero Paese. Alle 19.35 una scossa di magnitudo 6.8 devastò un’area vastissima tra Avellino, Salerno e Potenza, provocando quasi 3mila vittime, migliaia di feriti e oltre 280mila sfollati. Un terremoto che mise in ginocchio interi paesi e segnò per sempre la storia d’Italia.

Sin dalle prime ore, nonostante strade interrotte, neve e frane, i Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine raggiunsero i centri colpiti. In poche ore oltre 900 pompieri erano già all’opera nelle macerie. La macchina dei soccorsi si ampliò rapidamente: più di 4.700 Vigili del Fuoco, migliaia di militari, elicotteri, mezzi speciali e volontari da ogni parte del Paese e del mondo. Francia, Germania, Stati Uniti, Svizzera e altri Stati inviarono ospedali da campo, équipe di ricerca e materiali di emergenza.

Non mancarono le polemiche sui ritardi negli interventi, sollevate anche dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Le difficoltà furono enormi: un territorio fragile, montuoso, vasto 17mila km², con interi paesi isolati dal maltempo.

Il sisma cambiò per sempre il volto dell’Irpinia. Agricoltura, industria, commercio e patrimonio culturale subirono danni incalcolabili. Nei decenni successivi giunsero ingenti fondi per la ricostruzione, ma la gestione delle risorse finì spesso nel mirino, tra sprechi, pressioni della criminalità organizzata e ritardi burocratici.

Da quella tragedia nacque però anche un nuovo modello di protezione civile, che sarebbe poi sfociato nel 1992 nella creazione dell’attuale Dipartimento Nazionale. Un’eredità positiva in una pagina segnata da dolore, solidarietà e coraggio.

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