L’Abbazia di Montevergine presenta la mostra sull’Araldica
Pubblicato in data: 26/9/2026 alle ore:09:15 • Categoria: Cultura • Stampa Articolo
L’Abbazia di Montevergine presenta la mostra “L’Araldica dell’Abbazia di Montevergine: Evoluzione iconografica e identità istituzionale attraverso le
fonti d’archivio e monumentali”, un progetto scientifico e multidisciplinare che getta nuova luce
su una delle istituzioni monastiche più influenti del Mezzogiorno medievale.
Attraverso lo studio congiunto di sigilli, pergamene e testimonianze lapidee, l’esposizione indaga
l’araldica monastica non come mero apparato decorativo, ma come vero e proprio linguaggio visivo
del potere, capace di raccontare secoli di governo territoriale, autonomia giuridica e transizioni
religiose.
Un’autorità autonoma nel cuore del Mezzogiorno
Fondata nel XII secolo dall’eremo di San Guglielmo da Vercelli, l’Abbazia giunse ad amministrare
centinaia di insediamenti e vasti possedimenti terrieri. Momento chiave del percorso storico e
giuridico dell’ente fu il 1261, anno in cui Montevergine ottenne lo status di abbazia nullius: una
condizione di totale esenzione dai vescovati locali e di diretta soggezione alla Santa Sede, che
trasformò il cenobio in una vera e propria signoria feudale dotata di propri privilegi e insegne
distintive.
Ricerca archivistica e rilievo tridimensionale
L’iniziativa colma una storica lacuna documentaria e bibliografica, aggravata nei secoli da incendi,
dispersioni e dalle vicende post-unitarie – in particolare il sequestro del patrimonio del 1862 con il
trasferimento a Napoli, rientrato solo in parte nel 1926.
Per restituire un quadro organico del patrimonio araldico superstite, la mostra adotta una
metodologia all’avanguardia: la diplomatica tradizionale dialoga con le più moderne tecniche di
rilievo digitale multi-scalare, impiegando fotogrammetria e laser scanner per mappare e
documentare tridimensionalmente gli stemmi monumentali incastonati nelle architetture del
santuario.
Il percorso espositivo: dall’eremita alla Vergine
Il cuore dell’itinerario analizza la transizione iconografica che riflette il passaggio dall’originario
rigore eremitico all’inquadramento nell’ordine benedettino: un mutamento visivo e simbolico
culminato con la progressiva sostituzione dell’immagine del fondatore con quella della Vergine
Maria quale fulcro dell’autorità istituzionale. Il percorso documenta inoltre il peso delle
committenze dinastiche – tra cui l’influenza sveva sotto Federico II – e il ruolo chiave di documenti
normativi come lo Statuto dell’abate Donato.
L’esito del progetto si traduce in un catalogo ragionato e in un innovativo modello replicabile per la
tutela, la catalogazione e la salvaguardia digitale del patrimonio storico-artistico monastico.


