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domenica 01 novembre 2020
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Approvato lo Statuto Provinciale, il sindaco Carullo: “Costruire opportunità di crescita del territorio con responsabilità”

Pubblicato in data: 2/3/2015 alle ore:12:47 • Categoria: PoliticaStampa Articolo

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L’Assemblea dei Sindaci con 62 voti a favore e un solo contrario ha approvato il nuovo Statuto della Provincia. L’atto normativo fondamentale che disciplina l’organizzazione e il funzionamento dell’Ente si compone di 36 articoli. Lo scorso 30 Dicembre la bozza dello Statuto era stata adottata all’unanimità dal Consiglio Provinciale, a seguito dell’elaborazione del testo da parte della Commissione al ramo. A coordinare i lavori dell’Assemblea dei Sindaci di questa mattina, il Presidente della Provincia, Domenico Gambacorta, e il Presidente della Commissione Statuto, Caterina Lengua, insieme ai Consiglieri Provinciali. Da parte loro è stata espressa soddisfazione per il consenso praticamente unanime registrato dagli amministratori presenti alla riunione (294.435 abitanti, la popolazione irpina rappresentata). La Provincia di Avellino è tra le prime in Italia a dotarsi del nuovo Statuto, dopo l’entrata in vigore della legge 56/2014 che ha riformato gli Enti provinciali.
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Di seguito l’intervento del sindaco Massimiliano Carullo:
“Risorse, personale e ruolo futuro, sono i nodi ancora da sciogliere in merito al riordino delle province che rappresentano una grande opportunità per i nostri giovani, per le nostre comunità,  per contribuire alla riorganizzazione della crescita dei territori. La razionalizzazione delle funzioni e dei servizi,dovrà tradursi in nuove opportunità,difendendo in primis la valorizzazione e le straordinarie competenze  del personale già in servizio. A tal proposito, le organizzazioni sindacali unitamente agli attori istituzionali del territorio avranno un ruolo fondamentale di proposta e stimolo verso il governo regionale e nazionale. (Mi riferisco alla totale incertezza di risorse e finanziamenti e alle criticità pendenti sugli agenti e ufficiali di polizia provinciale che svolgono attività di tutela dell’ambiente e presidio del territorio provinciale, di protezione civile e presidio della rete viaria di vigilanza in campo faunistico-venatorio, -ricordo la  difesa del Crom di Mercogliano- ed ancora il personale bibliotecario il cui destino è ancora incerto ed ancora i centri per l’impiego). Una riforma che era partita con il piede giusto individuando le province come enti di area vasta di secondo livello a servizio dei comuni. La legge di stabilità, ha però cambiato le carte in tavola, immettendo elementi di incertezza e indeterminatezza che devono essere ancora chiariti. I principali riguardano la ricollocazione dei dipendenti e la salvaguardia delle loro professionalità che non si possono perdere e disperdere come se fossero fattori residuali e inutili.  La Delrio prevedeva il trasferimento del personale in eccesso insieme alle risorse, oggi non è più così e questo crea problemi ai comuni facendo ricadere tutto sulle regioni. I comuni rischiano oggi di far parte di una riforma senza avere le necessarie coperture finanziarie al momento della definizione delle capacità assunzionali.
La Regione deve quanto prima approvare uno specifico disegno di legge, sulle funzioni e sul riordino delle province, seguendo un principio ben fermo e specifico: una funzione, un ente e una responsabilità, questo significa moltissimo nel rapporto fra pubblica amministrazione e cittadino garantendo  efficienza, tempestività e risparmio.
C’è molto ancora da fare per dare un senso compiuto a questa riforma ponendo attenzione a tutta una serie di fattori per evitare che il processo finisca per scontare rischi non del tutto calcolati, come quelli di un abbassamento dei livelli di partecipazione e democraticità.Una riforma che deve rappresentare, in un simile periodo di crisi, uno straordinario volano di crescita dei territori e di positività per stimolare l’unità degli stessi. Qualche giorno fa il sottosegretario Baretta ha dichiarato “il governo ha avviato una serie di riforme in maniera spinta e decisa per evitare resistenze e impantanamenti come è successo spesso in passato, sulla riforma delle province ci sono elementi ancora da chiarire ma, come già successo con altri enti e soggetti, è importante condividere e calarsi in questo processo, anche con contribuiti innovativi che vengano dal basso”(dichiarazione del 22 febbraio). Fondamentale a mio avviso sarà il contributo di questa assemblea, che auspico possa riunirsi con cadenza mensile, per analizzare e concorrere con soluzioni condivise le tante criticità e al contempo le straordinarie potenzialità, della provincia  di Francesco De Sanctis e Guido Dorso. L’irpinia, terra di pensiero,di storia,di cultura,d’arte di spriritualità ha bisogno  di riscoprire la lezione di questi uomini. A mio giudizio tocca a noi sindaci, interpreti di un vero impegno civile, eletti dal popolo, proporre contributi autorevoli per far crescere la nostra Irpinia. Abbiamo il dovere di riappropriarci di una forte responsabilità nazionale. L’Italia sta attraversando un momento di profonda crisi economica e sociale, ancora più grave nel nostro territorio, come i dati e gli indicatori drammaticamente confermano. La provincia è una “comunità” in cui devono esistere e coesistere diversi elementi dinamici, dalla crescita economica allo sviluppo,alla cultura all’innovazione, al turismo, etc… Una crescita economica da distribuire in maniera equa. Tensione a valorizzare le proprie identità, indicando  la prospettiva di una relazione con chi ha di più rispetto a chi ha di meno. Lo sviluppo del paese riparte dalle comunità locali e il momento dei grandi disegni e delle grandi strategie di respiro ampio, per favorire l’incontro tra le parti ed in modo particolare con le giovani generazioni. La storia dell’ Italia e la storia dei Municipi che hanno saputo tenere insieme, far crescere e valorizzare la cultura sociale ed istituzionale del paese. E il governo dei processi e delle responsabilità. Lo sviluppo del paese riparte dalle comunità locali. Queste sono le motivazioni politiche-culturali che aggregano. Personalmente vedo più ciò che unisce rispetto a quello che divide e anche questa è buona politica. La nuova programmazione dei fondi comunitari 2014-2020, rende possibile il finanziamento di politiche di sviluppo locale.

La nostra provincia, nel cogliere le potenzialità di fondo di tale modello di riorganizzazione istituzionale, dovrà aprire una prospettiva di miglioramento ed “accorciamento di filiera” del governo del territorio. Una prospettiva in cui al più presto si può e si deve sviluppare una coerente innovazione della pianificazione  e progettazione delle città e dei territori,una ridefinizione pratica di nuove politiche dello sviluppo locale,di maggiore efficienza amministrativa,di maggiore semplicità ed efficacia per i cittadini,per le attività economiche ed i servizi e pertanto anche di maggior competitività e concorso ad azioni per far ripartire indispensabili processi di crescita sostenibile.

Costruire opportunità possibili di crescita del territorio attraverso soluzioni piene di responsabilità:

  • Protocolli sull’alta velocità ;
  • Stazione logistica in Valle Ufita ;
  • Banda larga e ultra larga ;
  • Progetto per il rifacimento delle reti idriche;
  • Un centro di distribuzione urbana a Pianodardine con funzioni di smistamento merci e di interconnessione con il retro porto in Valle Ufita a servizio dell’alta capacità Napoli –Bari ;
  • L’utilizzo della dorsale telematica per la banda larga utilizzando l’anello di fibra ottica di 10 Km già esistente e realizzato per la metropolitana leggera ;
  • Un polo tecnico professionale regionale per informatica e gastronomia.

Tutto questo e tanto altro deve essere la nostra Provincia, una straordinaria concretezza istituzionale che questa assemblea deve poter rappresentare. Uno stare insieme non per qualcuno o contro qualcuno ma per costruire.Cogliere e sviluppare il significato di questa stagione,governare i processi,significa impegnarsi con totale coerenza a rendere più moderne ed adeguate le strutture della Pubblica Amministrazione e delle nostre comunità dal punto di vista culturale, civile ed economiche affinché esse siano veramente a misura d’uomo”.

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