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Don Vitaliano e il presepe dei precari

Pubblicato in data: 29/12/2010 alle ore:16:31 • Categoria: CulturaStampa Articolo

Gesù, una nascita da precario, a Mercogliano. La Natività, nella parrocchia di don Vitaliano Della Sala, il prete «barricadero» per antonomasia, ha i simboli del precariato: Gesù sul tetto della capanna, come i tanti operai precari che difendono il posto di lavoro salendo sui tetti degli edifici per protestare, e su una gru i re Magi, «come quei fratelli migranti che da Brescia ci hanno fatto vergognare di essere italiani e cristiani». «Caro Gesù Bambino – comincia così la lettera aperta che don Vitaliano ha scritto e che ha titolato significativamente ”E venne ad abitare, precario, in mezzo a noi” – c’è una categoria di persone le cui fila si ingrossano sempre più nel nostro Paese: i precari. Quelli cioè che devono pregare per ottenere qualcosa. Operai, disoccupati, inoccupati, cassintegrati, ricercatori, insegnanti, universitari, studenti, immigrati, messi nella condizione di supplicare quello che spetta loro di diritto. In questi ultimi mesi molti di essi sono saliti sui tetti, sulle ciminiere, sulle isole, sulle gru, per riaffermare la propria dignità umana e gridare il proprio disagio di precari. Dai tetti ci sono apparsi non più semplici precari, ma giganti di umanità». «Allora ho pensato: se quest’anno Tu dovessi nascere nuovamente, sceglieresti di farlo proprio sui tetti della disperazione e della dignità; e da lì ci chiederesti di aiutarti a “gridare” la nostra speranza, come ci racconta l’evangelista Matteo (10, 27). È cosi scarno il racconto della Tua nascita nei Vangeli perché deve essere riempito da noi. Perciò nel Presepe della mia parrocchia, quest’anno, sei nato sul tetto della stalla, per condividere la disperazione di tanti “invisibili” che sono dovuti salire sui tetti delle fabbriche, delle scuole, delle università, dei laboratori di ricerca, per farsi vedere e sentire. E i Magi sono appollaiati su una gru, come quei fratelli migranti che da Brescia ci hanno fatto vergognare di essere italiani e cristiani».

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