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Udc, chiuso il congresso: Maurizio Petracca coordinatore provinciale

Pubblicato in data: 6/11/2011 alle ore:12:27 • Categoria: Politica, UdcStampa Articolo

maurizio-petraccaE’ stato Giuseppe De Mita, vicepresidente della giunta regionale della Campania, a chiudere i lavori del congresso provinciale dell’Unione di Centro di Avellino che ha eletto, per acclamazione, Maurizio Petracca (foto), segretario provinciale. “L’occasione del congresso- ha iniziato così il suo intervento il vicepresidente De Mita – ci dà l’opportunità di riflettere sulla condizione politica nella quale ci troviamo. E’ un congresso singolare, inedito, anche in considerazione del tempo nel quale lo celebriamo. Questo è un congresso che ci fa iniziare e che ci chiama a capire se riusciamo ad avere la consapevolezza del tempo che stiamo vivendo”. A proposito del tema scelto per il congresso – “Tempi nuovi si annunciano” – il vicepresidente De Mita ha sottolineato: “C’è un futuro che ci viene incontro, ma non c’è ancora una piena consapevolezza del tempo storico che stiamo vivendo. Noi siamo stati profeti di un evento, lo sgretolamento del sistema bipolare, ma ciò non dice ancora se siamo in condizione di intercettare la novità”. Poi l’ampio riferimento sul partito in Irpinia, sulla sua organizzazione, sul ruolo che dovrà svolgere. “ll punto di partenza – ha dichiarato De Mita – è il partito come comunità. La qualità dei rapporti che noi siamo in grado di costruire tra di noi sarà il paradigma della comunità che vogliamo offrire. La costruzione di questa rete di relazioni deve proteggerci dall’umana tentazione dentro cui ciascuno di noi può cadere. Abbiamo bisogno di recuperare il partito come luogo di partecipazione ed evitare di essere noi i falsificatori delle opinioni che esprimiamo. L’organizzazione diventa quasi un fatto ortopedico rispetto alle storture in cui possiamo cadere. In questo periodo un po’ tutti ci siamo sentiti soli e ci siamo isolati. L’effetto è stata la perdita di efficacia che questa condizione ha determinato all’esterno. Dobbiamo superare quest’alternanza tra essere avanguardia nel pensiero e rischiare di essere retroguardia nella gestione della cosa pubblica”. Poi il passaggio del suo intervento dedicato alla difficile congiuntura economica e sociale che si sta attraversando a livello nazionale ed internazionale. “Trovo più incomprensibile – ha continuato De Mita – la dimensione del debito pubblico oggi rispetto a quella degli anni ‘70, quell’indebitamento era funzionale alla crescita. Oggi, invece, abbiamo alimentato così tanto la condizione personale dal renderla egoistica perché ognuno ha ritenuto che la propria condizione andasse tutelata. E oggi Il nostro tenore di vita è alimentato da condizioni che non corrispondono alla realtà dei nostri bisogni. Oggi noi rappresentiamo quella che è una generazione di passaggio. E’ questa la responsabilità di cui ci dobbiamo caricare e questo passa per comportamenti esigenti. Ogni generazione ha la possibilità della propria redenzione, non nel rivendicare, ma nel rinunciare a qualcosa, intendendo la rinuncia non come qualcosa di malinconico”.
E ancora la vicenda delle dimissioni, oggi rientrate, dalla giunta regionale della Campania. “Questa quotidianità esigente – ha continuato – è all’origine delle mie dimissioni di un mese fa. Dare per acquisito che i numeri spiegano che le persone che soffrono devono restare a soffrire, non ci fa compiere a pieno il nostro dovere. Ho provato a rompere, partendo da me stesso, il rischio di un accomodamento sulla gestione quotidiana. E anche la modalità di intesa con il presidente passa più che per questioni specifiche, proprio per questa condizione di consapevolezza che l’istituzione deve recuperare in questo momento di difficoltà. Ed è a questo che sento di collegare il senso dell’impegno dei cattolici in politica. Ed è il programma che qualifica l’impegno dei cattolici in politica. Tutto ciò non è che nobilita le cose che abbiamo fatto in Regione Campania, ma ci dice qual è la modalità possibile di uscita dalla crisi”. Infine, lo scenario nazionale e la sua analisi. “L’ipotesi del governo Costituente l’ho letta – così ha concluso De Mita – non come una formula legata esclusivamente alla questione nazionale e alla contingente difficoltà parlamentare, ma ha al fondo la sollecitazione a capire che dobbiamo riscrivere il paradigma della nostra vita quotidiana. Dobbiamo fare appello alle nostre coscienze nella pratica più che nella predicazione, costruire così un embrione di comunità che germina e che, aiutata da condizioni che cambiano, ci porti fuori da questa situazione nella quale ci troviamo oggi. Dobbiamo quindi essere testimoni consapevoli e responsabili nel tempo nuovo che si annuncia”.

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